mercoledì 30 maggio 2012

Il poeta dell'obiettivo: Robert Doisneau.






Robert Doisneau (1912-1994) è un poeta dell’obiettivo fotografico.
Questo grande fotografo, contemporaneo e connazionale di Cartier Bresson, è riuscito a rappresentare in modo elegante e allo stesso tempo ironico la vita quotidiana. I suoi personaggi non sono i grandi della storia ma sono le persone comuni: bambini, anziani, militari in congedo, piccoli artigiani, operai, ballerini, etc. La strada è il principale palco scenico dove si muovono questi personaggi.


La composizione dei fotogrammi di Robert Doisneau è molto pittorica. Il fotografo Doisneau ha un forte senso della geometria, non una geometria sterile ma ricca di elementi dove nessun particolare è lasciato al caso e dove tutto ruota armoniosamente intorno al soggetto principale.
Leggere le fotografie di Doisneau è facile, basta seguire gli occhi dei personaggi, i loro sguardi ci conducono dentro le loro storie, dentro la loro esistenza. Doisneau è un maestro nel raccontare storie, lui per primo riesce ad entrare nelle storie quotidiane della gente di Parigi, si avvicina silenzioso, elimina le distanze con le sue focali corte.

Usa un linguaggio semplice e raffinato allo stesso tempo, gioca continuamente sulle assonanze e sui contrasti ma i suoi protagonisti non perdono mai la loro dignità.


lunedì 5 marzo 2012

Orani-Usa andata e ritorno: Nivola.


In occasione dei 100 dalla nascita di Costantino Nivola, dal 23 febbraio al 10 aprile, all'ambasciata italiana di Washington è stata montata l'esposizione 'Costantino Nivola: 100 years of creativity'.

Negli Stati Uniti all'inizio degli anni '40 l'artista sardo, originario di Orani (Nu), partecipa alle prime esposizioni importanti del suo percorso artistico.

Nonostante la sua formazione newyorkese e i tanti anni passati in America, nell’arte di Nivola non è difficile scorgere il legame molto forte con la sua terra d’origine, soprattutto in queste figure femminili che ci ricordano la grande dea madre tipica della cultura mediterranea e simbolo di tutta l’opera artistica di Nivola.

Consigliato: http://www.museonivola.it

domenica 12 febbraio 2012

Anche l'informale ha la sua forma

martedì 7 febbraio 2012

La M en la mano de Tàpies


Muore oggi Antoni Tàpies, uno dei maggiori esponenti dell'informale spagnolo o meglio CATALANO come lo stesso Antoni avrebbe preferito.
Il suo lavoro si distingue per il ricorso continuo al simbolismo.
Un uomo di una cultura enciclopedica, amante della filosofia, in modo particolare dell'esistenazialismo e della letteratura.

Antoni giocava con la materia, metteva insieme diversi elementi: carta, paglia, acrilici, terra, stoffa, etc. senza pregiudizi e aspettava che il tempo toccasse le sue opere. Non riteva eterne le sue opere e non aveva paura che le sue opere poco a poco fossero consumate dal tempo:

Todos tenemos una M dibujada en las líneas de la palma de la mano, lo cual remite a la muerte, y en el pie hay unas arrugas en forma de S; todo combinado era Muerte Segura
(Folleto de la exposición Comunicación sobre el muro, Fundación Tàpies, Barcelona, 1992).

mercoledì 11 gennaio 2012

La Déesse


DS Citröen

Roland Barthes

Miti d’oggi, 1957

Credo che oggi l’automobile sia l’equivalente abbastanza esatto delle grandi cattedrali gotiche: voglio dire una grande creazione d’epoca, concepita appassionatamente da artisti ignoti, consumata nella sua immagine, se non nel suo uso, da tutto un popolo che si appropria con essa di un oggetto perfettamente magico.

La nuova Citröen cade manifestamente dal cielo nella misura in cui si presenta da principio come un oggetto superlativo. Non bisogna dimenticare che l’oggetto è il miglior portatore del soprannaturale: c’è facilmente nell’oggetto una perfezione e insieme un’assenza di origine, una chiusura e una brillantezza, una trasformazione della vita in materia (la materia è assai più magica della vita), e per dir tutto un silenzio che appartiene all’ordine del meravilgioso. La Déesse ha tutti i caratteri (almeno il pubblico sta cominciando ad attribuirglieli unanimamente) di uno di quegli oggetti discesi da un altro universo che hanno alimentato la neomania del Settecento e quela della nostra fantascienza: la Déesse è anzitutto un nuovo Nautilus.

Il testo è un brano antologico tratto da Storia della Bellezza a cura di Umberto Eco, Bompiani 2004. (pag. 398)